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''Una serata culturale a Leporano'', Iovino: ''Sindaco, se vogliamo fare la cultura, facciamola sul serio!''

Camigliano: ''Una serata culturale a Leporano'', Iovino: ''Sindaco, se vogliamo fare la cultura, facciamola sul serio!''

Camigliano: Sabato scorso, 17 luglio, la cittadina di Camigliano ha vissuto un'altra serata all'insegna della cultura. Teatro della manifestazione l'antico borgo di Leporano, che col nuovo look, datogli dall'amministrazione comunale, retta dall'ingegner Vincenzo Cenname, apparirebbe come un piccola perla, incastonato nella ruota dei monti, che coronano l'antico santuario Mariano, se non fosse stato deturpato, da un grosso e brutto insediamento edilizio. Nella magica atmosfera dei giardini di palazzo Lagnese - Di Fuccia, alla presenza di uno scelto auditorio il presidente del consiglio Giuseppe Valle, Antonella Izzo, responsabile del progetto"laboratorio teatrale", Pasquale Carusone musicologo e Giuseppe Marullo, ricercatore, hanno affrontato il tema: "Musica e cultura popolare, quale impegno?" Dopo l'interessante dibattito nella piazzetta si è esibito il gruppo musicale"Pe vic'e Parunni", anche loro impegnati nel diffondere la "musica e cultura popolare".
Ma, si sa, quando la cultura è di sinistra si amalgama meravigliosamente con l'ignoranza della verità storica, che, normalmente, in quelli ambienti è uso manipolare ad usum delphini. Così il capo del gruppo musicale nel presentare il "Canto dei sanfedisti" affermava che era la canzone dei rivoluzionari napoletani del 1799 contro i quali si scatenò l'ira dei Borboni con migliaia di fucilazioni. Naturalmente anche il testo era stato epurato con l'eliminazione delle frasi "compromettenti" . Di fronte a tale scempio sentiamo il dovere di ribadire, ancora una volta, che il canto dei sanfedisti, esprime la rabbia del popolo meridionale contro gli invasori francesi, venuti soprattutto per rubare, e contro quel manipolo di collaborazionisti, costituito da intellettuali borghesi, che nel breve periodo della rivoluzione napoletana di tutto si preoccuparono fuorché dei bisogni del popolo. I giacobini, come erano stati sanguinari in Francia con la ghigliottina che facevano funzionare a mò di catena di montaggio, lo furono anche nell'Italia meridionale, dove eseguirono miglia di condanne a morte ( oltre 1500). Come i governati della Repubblica di Salò, erano così asserviti allo straniero invasore e privi di pietà e d'amor patrio, che non batterono ciglio neppure di fronte al terribile eccidio, per citarne uno dei tanti, perpetrato dai francesi ad Isola Liri del 12 maggio 1799, che con quello di Marzabotto ha delle incredibili affinità. Una tragedia che si consumò anch'esso in una chiesa, quella di San Lorenzo Martire, dove furono barbaramente trucidati 533 inermi cittadini, che vi si erano radunati per festeggiare la pentecoste: 464 uomini, 70 donne, 9 sacerdoti e 100 forestieri. I repubblicani del 1799 avevano sì cara l'altrui libertà, che in Calabria fucilarono dei ragazzi, appena adolescenti, solo perché, mentre si ritiravano dal lavoro nei campi, cantavano canzoncine di chiesa. Cifre che fanno rabbrividire e di cui non si parla affatto, diversamente dal chiasso sulla repressione di Ferdinando IV, che, se fu dura e riprovevole, non è neppure lontanamente paragonabile alla spietatezza e crudeltà dei repubblicani. Ma, di fronte alle 99 condanne a morte, fatte eseguire da Ferdinando IV, ed alle 1500 comminate ed eseguite dai repubblicani, pensavo che non ci dovessero essere dubbi su chi fosse stato più sanguinario e meno rispettoso delle idee altrui. A Camigliano, invece, si continua a crede alla favola dei repubblicani del 99 alfieri della libertà e di Ferdinando IV, feroce tiranno. L'autunno scorso ci dovemmo subire sull'argomento la presentazione del libro di Tiziana Verde. Questa estate il gruppo musicale Pe vic'e Parunni. D'accordo "siamo intellettuali e stiamo a sinistra" e per ogni militante, che si rispetti, qualunque cosa si possa definire rivoluzione, per quanto scalcinata sia, è come un buon vino che addolcisce la bocca, delizia il palato ed inebria, ma alla decenza c'è pure un limite. Caro sindaco, se vogliamo fare cultura, facciamola sul serio.

19/07/2010 13.09.32   151.56.87.83 - PASQUALE IOVINO
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