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Gen. ARMANDO SCIALDONE
Dott. Sc. Str. Mi. eAe Plurilaureato e StoriografoScienze Strategiche – Ingegneria Balistica Criminologia Forense – Navigatore Aereo Cavaliere e Grande Ufficiale della Repubblica Italiana

 








 

 

LA GUERRA DI LIBERAZIONE. 1943-45”

(Il Contributo delle FF.AA. Italiane e quello dei “CANI SCIOLTI, come noi)

- Dopo sessant’anni -

 

 

PREMESSA

 

Su tutto il territorio metropolitano ed insulare ovunque benché talvolta scoordinatamente, si manifestarono moti di resistenza nei modi possibili come, ad esempio, a Vitulazio e a San Prisco con giovanissimi che, per primi, andavano organizzando “rivolte armate’, assieme a qualche militare sbandato proprio sul davanti alle linee che “i liberatori” tentavano di spingere verso il nord della Penisola; e qui, a sud, non era come altrove molto agevole sottrarsi sfuggire al controllo strettissimo ed all’oppressione dura, attenta, accorta e spietata, che le unità germaniche esercitavano per la loro Sicurezza Operativa, in piena e rigorosa Zona d’Operazioni; ed in più, allorquando si era a lungo costretti fra due fuochi, del1’oppressore e dei liberatori!E ciò malgrado era qui che per prima mosse la “Resistenza Liberatrice” che la “forzatura interessata”, o meglio il S.E.I. (di parte) ha a lungo, voluto ignorare!E, ciò non di meno, proprio nel territorio della Campania d’oltre Voltumo, proprio lì “maxime”, essa ebbe inizio ed i morti furono migliaia - talvolta ignoti - assieme ai militari sbandati delle disciolte unità nazionali. Infatti val bene rammentare, o meglio ortare ad esempio, due di costoro che vollero tentare la sorte e furono subito fulminati dal fuoco germanico, facendo così salire a non meno di 17 quelli uccisi dai Tedeschi a Vitulazio, mentre altri venivano accolti, nascosti ed aiutati, e servirono, poi, a dare indicazioni utili al recupero di armi e munizioni ed a coadiuvare e compartecipare, come al combattimento del 17 ottobre, sulla intercomunale Vitulazio - Camigliano, ove un manipolo di giovani, poco più che quattordicenni, osò affrontare, assieme alla pattuglia d’avanguardia inglese, un ben appostato “nucleo di resistenza germanico”, che attuava un organizzato agguato ritardatore, uno “skilful”! Per non citare poi gli eroici ragazzi fulminati lungo le vie dell’abitato fatto sgombrare e lungo le campagne: (Di Maio, Ciccarelli, Di Lillo, Martone, Scialdone, etc. etc.) per un numero superiore alle 62 unità.

E fu proprio da qui che tali e diversi militari incominciavano, assieme ai giovani a contrastare e contestare dignitosamente gli “ex alleati” che mantenevano sul nostro territorio nazionale il loro dominio. Fu qui che sorsero le prime “bande di rivolta”, poiché, come a Vitulazio s’era verificato, si fece anche a San Prisco, sulla riva sud del Volturno, quando da questo fiume s’accendevano le “prime rivolte contadine” come s’è avuto modo di accertare anche presso gli archivi di stato germanici (vds. Testo di Lutz Klinkhammer - ed. Bollati Boringhieri).

E, proprio l’inerzia - non solo apparente - delle operazioni che costà avveniva tutto questo non va considerato e riconosciuto come “l’accensione di una prima significativa riscossa, o l’inizio della Resistenza”?

Mentre, subito e contemporaneamente a questi fatti, avveniva la insistente richiesta interventistica avanzata il 13 ottobre e finalmente accolta con la dichiarazione di guerra fatta alla Germania dal Governo Italiano del Sud che, fin dal 28 settembre aveva già costituito il 1° Raggruppamento Motorizzato Italiano, poi impegnato (anche se non appropriatamente) in azione a Montelungo ?

Non è trascorso abbastanza tempo per indignarsi, rattristarsi ed arrovellarsi nel pensare ad un qualsivoglia gesto contro l’indifferenza, il disinteresse e l’insipienza ormai inveterati di tante responsabili Amministrazioni Comunali della zona e, per di più, di tanta cecità ed altrettanto ottusità con le quali si è voluto soffocare la memoria della Storia, della quale non si e mai saputo e voluto rivendicare i meriti di Resistenza !!?!!

E non è questo un silenzio, fastidiosamente colpevole, anche e non solo nei confronti dellenuove generazioni che rimangono prive di tali ricordi e meriti, per cui, oggi, queste si sentono orbate di nobili e sacrosanti valori e di una “Vera Memoria Storica Purificata”?

Recentemente a Caserta si è finalmente tenuto il “Primo Congresso della Resistenza nel Sud”, compiendo un primo e coraggioso atto.

Dovrebbe ormai essere un convincimento radicato l’affermazione che la Storia debba ritenersi ed essere assolutamente obiettiva ed univoca!

Infatti dai più lontani tempi nei quali s’è incominciato a trattare di storia, da Erodoto di Alicarnasso, tanto per fissare un punto di partenza, non risulta che siano state realizzate sempre intese complete che onorino ed illuminino la “Verità”.

Sono state scritte infinite pagine, più o meno documentate, secondo le quali gli “autori” hanno lavorato in modo più o meno serio e concreto. Vi sono stati pure storiografi rigorosamente onesti, che prima di usare un aggettivo dare un giudizio assoluto, hanno trascorso giornate e settimane intere negli archivi in scrupolose ricerche, onde convincere se stessi e non incorrere nel falso “si dice”, talvolta ispiratore di dubbi.

Ma di qui al dire che si possano contestualmente scrivere sempre storie completamente e fedelmente obiettive, ne corre!

Ogni uomo (ricercatore) vede le cose in modo particolare e personale. Gli stessi fatti, le medesime situazioni, quando siano accadute, non si prestano agevolmente ad una unica valutazione, obiettiva e unidimensionale,perché gli accadimenti sono molto più complessi ed incerti di quanto sì è portati ad immaginare, credere e supporre.

Per tutti può valere un esempio:

Ci si porti agli avvenimenti che accompagnarono e seguirono la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e ci si astenga (intanto) da quelli occorsi sessanta anni fa. Sui primi c’è chi scrive di “Invasioni Barbariche” e chi le definisce “Grandi Emigrazioni Germaniche”.

In un certo senso le due definizioni appaiono abbastanza esatte, ma la loro valutazione, in sostanza dipende dal punto di vista in cui le si considerino ed intendano.

Per un povero italiano che del quinto secolo d.C. visse sulla propria pelle le peripezie ed i disastri di quei tempi sarebbe andata bene la prima definizione; per le Comunità dei Gruppi che si spostavano o invadevano alla ricerca di spazi, di cibo e di nuove terre ove sopravvivere, è la seconda delle definizioni “ad andar bene” o che sarebbe nel “vero”.

Sui fatti concreti della Resistenza, appena tratteggiata una sola dovrebbe essere la valutazione e/o la definizione calzante:

Quella che essa aveva un solo fine: “La liberazione del territorio Nazionale dall’improvvisa e tracotante occupazione germanica”. Ed allora?

Da dove questa ebbe veramente inizio?...... Furono (o no) allora le masse talvolta piccole e disunite ad avviarla?

O, come si fa ancora credere, fu solo l’effetto delle azioni partigiane del Nord? Eppoi, è vero che la storia è fatta solo dalle minoranze?

Ma, su quest’ultima domanda, sarebbe logico e semplice affermare che essa sia solo il risultato dì “uno schema di parte, un presupposto o un luogo comune”, oppure, quello di un Sacro Egoismo Individuale (di parte), nello specifico solo del Nord Italia?

Così come si pensa, ad esempio, che il nostro Risorgimento sia nato da decisioni ed interessi di pochi, di una piccola minoranza pur ammettendo che le sue conseguenze non furono affatto trascurabili, come si è fatto ritenere la “Resistenza”, da ormai “sessant’anni”, sulla quale tutti noi italiani, del nord e del sud, vorremmo e dovremmo esser certi e concordi?

Allora, brevemente, necessita delineare un chiaro “abbozzo” del quadro sugli anni oscuri 1940-1945 e sulla “Guerra in Casa”, trasformatasi a Nord quasi in “una guerra civile fratricida”, non unicamente a causa dell’occupazione d’Italia da parte delle truppe germaniche o dell’invasione alleata, nel mentre un conflitto tra le due summenzionate parti contrapposte era in corso e l’esistenza degli italiani e della loro nazione diveniva sempre più tristemente rischiosa e disagiata; ed i pericoli crescevano, specialmente durante la “guerra civile”, spesso fratricida.

Allora chi scrive aveva dieci anni (1940), quando l’Italia entrava in guerra e, nel 1943 (4 ottobre) egli entrava nel 14° anno e fino a quel giorno in Campania erano trascorsi anni oscuri, dovuti alle operazioni d’Oltremare, quando da quel momento una “Odissea diretta e disastrosa” coglieva le nostre regioni d’Italia.

Nella diecina di mesi successivi allo “sbarco a Salerno”, cosa accadeva nel nostro Meridione e, più dettagliatamente, in questa nostra parte del territorio Metropolitano?

Tralasciandone i dettagli e le conclusioni ad altri, si fa solo un accenno brevissimo ai fatti:

Nel luglio 1943 si sussegue in Italia una serie ininterrotta di avvenimenti drammatici, come lo sbarco delle truppe americane in Sicilia, la caduta del regime fascista, l’arresto di Mussolini, la conclusione improvvisa dell’Armistizio con gli angolo-americani, l’occupazione dell’Italia continentale da parte delle truppe germaniche, l’inizio di una guerra civile tra fascisti e antifascisti (comunisti), in presenza del conflitto in corso al sud fra Tedeschi e Alleati a seguito dello sbarco a Salerno e quando le ormai scarne unità italiane, costà dislocate (vds. 7° Armata, come citato nel testo “IL NOSTRO VOLTURNO”....), ed impossibilitate a far fronte all’una o all’altra parte, si disciolsero e dileguarono senza valide direttive, disperdendosi e trovando rifugio tra i civili”. In altri termini: Uno stato di “caos” indefinibile e privo di controllo!

IlSud, e più di tutte la parte nord della Campania si ritrovarono subito in “strettissima e lunga zona d’operazioni” di una battaglia, sia pure convenzionalmente condotta, ma tra contrastanti modalità esecutive degli stessi Alleati.

Allora le “Eccellenti Menti” degli storiografi, strizzando nel miglior dei modi, i loro cervelli, non hanno ancora potuto o voluto accertare e chiaramente delineare lo svolgimento dei fatti di quella resistenza, attiva e passiva istintivamente qui svolta contro i germanici, subendo e pagando per primi “in questo squarcio d’Italia”, obliterato e misconosciuto dalla Storia, fin quà interessata a causa del S.E.I. (Sacro Egoismo Individuale) di parte consentito anche dalla negletta condotta di molte Amministrazioni locali. E non è tutto, poiché altro ancora sarebbe da rilevare, per ricordare tanti Comuni qui non citati!...

L’inizio di un fatto è sempre più difficile e complesso della sua fine, quando questa non viene mai “definita” completamente ed allorché gli interessi personali e di parte inducono a dimenticarla!

Per fortuna recentemente s’è avuto il coraggio di tenere – finalmente – un “Congresso Nazionale di Studi sulla resistenza del Sud e le azioni spontanee partigiane”.

Ma l’augurio è che ci sia un necessario ed insistente seguito.

 

Armando Scialdone

 

 

CRONISTORIA dei MIEI FATTI

ARMANDO SCIALDONE

(documentati)

 

 

  • L’insieme degli avvenimenti bellici, che furono alla base della strategia d’assalto al Continente Europa, aveva avuto come essenziale premessa la “necessità” di spazzar via dall’Africa le forze dell’Asse e, successivamente quello di aprire il “nuovo scacchiere” alla “spedizione” senza alcuna interruzione di continuità da parte degli Alleati, aprendo la “successiva fase” nel “Teatro del Mediterraneo”.

E, lo si ripete, nell’agosto del 1943 il Gen. Ser H. Alexander affermava: “THE FIRST AIM OF ALLIED STRATEGY HAD BEEN ACHIEVED”, ritenendo che il primo scopo era stato concluso sulle coste del NORD AFRICA.

• • • •

  • Sulla decisione d’invadere il “Territorio Continentale d’Italia” (considerando a parte quella della Sicilia che avveniva relativamente in poco tempo) nei primi di febbraio, presso il Comando Generale delle Forze Terrestri, l’incarico veniva assegnato e per questo veniva già attivata la “Quinta Armata”, col proposito – preliminare e contemporaneo – di salvaguardarsi da possibili minacce attraverso la Spagna ed il Marocco spagnolo, al fine di salvaguardare l’integrità della “quarta sponda” del Marocco francese e dell’Algeria.

Il Gen. Clark, probabile predesignato al comando di tal armata, ebbe “ad aprire” per questa diversi “centri addestrativi e preparativi per una – non ben definita – azione anfibia”, addestrandone adeguatamente le unità che ne avrebbero fatto parte.

E mentre due Corpi d’Armata lavoravano sui loro piani di sbarchi, premesso che la campagna in Sicilia si concludeva sollecitamente in breve tempo ed in presenza di un collasso interno dell’Italia, La Vª Armata lasciando al 10° e al 6° Corpo di lavorare sui piani di sbarco lungo punti bassi del “tacco”, pianificava la “Brimstone” di Sardegna.

 

  • Intanto solo il 16 agosto – quello precedente la conclusione dell’occupazione della Sicilia – il Gen. IKE (Eisenhower) prendeva la sua decisione finale, quella che segue:
  • Inviare l’8ª Armata (BR) attraverso lo stretto di Messina, appena possibile ed in data fissata da Alexander;
  • Lanciare l’AVALANCHE (a Salerno) il 9 Settembre;
  • La scelta definitiva per quest’ultima “azione anfibia” assegnata alla V A.ta era stata ufficialmente fatta il 27 luglio 1943.

 

  • L’Armistizio con l’Italia veniva firmato in assoluta segretezza e reso pubblico l’8 Settembre. E da questa data ebbe inizio quanto A.S. ed i giovani ragazzi di VITULAZIO iniziarono a fare ed, in particolare lui stesso:

 

A VITULAZIO (allora Villa Volturno = VITULAZIO (capoluogo) + Bellona + Trifisco) la notizia si diffuse al mattino del 9 sett. e la si appurò principalmente dal fatto che una unità della “Pasubio” schierata nell’uliveto di Tutuni si disfaceva, come pure quella che presiedeva l’aereoporto militare vicino; d’onde il primo dei procedimenti attuati dal sottoscritto:

1) “Quello d’aver munito dei suoi abiti (modesti) civili a sei (6) militari sbandati (2 avieri e 4 dell’esercito), rimanendo – per se stesso – solo un pantaloncino corto ed una maglietta; la “Pasubio si disfaceva” ed il giorno successivo due dei sei, che nascondevo nel profano ricovero della Masseriella Miceli, vollero tentare la ventura e furono “freddati” sul tratto della strada Vitulazio – CAPUA; gli altri quattro erano:

- 2 Siciliani: SINITO Carmelo e SALOMONE Giovanni;

- 1 Sardo: PAU Giovanni;

- 1 Pugliese: GRANDOLFO Pasquale (che poi incontravo allorquando fui incaricato del Comando del Gruppo d’Art. di Campagna della Brg. D’ardimento “Pinerolo”)

Dei quattro, sottratti alla furia Tedesca, venni a sapere che a Masseria LEPORE erano state nascoste delle loro armi in dotazione e delle munizioni; mentre la Stazione CC. di Vitulazio era stata sguarnita dai Germanici ed era ormai priva del suo Brigadiere.

Intanto nella zona di schieramento (uliveto di Tutuni che era a 50 metri dalla “Masseriella”) veniva a schierarsi una unità carri della H. Goering, e si corse il “grande rischio” di essere scoperti per il nascondiglio, sotterraneo, dei “quattro italiani sbandati”, che, correndo quel lungo e costante rischio (dal 9 Sett. al 17 ottobre) riuscii a tener nascosti ed a liberarli fino alla venuta degli alleati (la pattuglia della 56ª Div. Inglese). (Alla bisogna accludo copia dell’ordinanza del Col. Scholl emessa il 12 sett. 43).

2) Dall’informazione assunta dai 4 militari italiani nascosti, il giorno dopo, mentre (Anicus Plato, sed magis amica Veritas – Aristotele), essendosi le scuole superiori chiuse, assieme ad alcuni miei compagni si tentava quanto fare; passarono per la casa di campagna messa a 700-800 metri ad ovest del Paese; ad essi – senza dire loro del nascondiglio dei soldati – riferii su quanto avevo saputo su Mass. LEPORE (vds. Cartina n. 16, allegata al Testo il “Nostro Volturno”); allora decidemmo di compiere un “raid” in quella zona, messa più a ridosso della via Appia, per recuperare tali armamentari, ma una Pattuglia di Sicurezza (probabilmente dello Squadrone Esplorante della 16ª Div. SS. Tedesca) ci intercettò, proibendoci di raggiungere lo scopo; ciò nonostante, infilandoci per le cupe seminterrate provvedemmo a recidere alcune linee che i germanici andavano stendendo e sul tardo pomeriggio ci dileguammo, rientrando nei punti di partenza; intanto a ridosso della riva nord del Volturno che distava da noi, non più di 3 Km, i germanici iniziarono ad eseguire lavori di campagna, mentre le pattuglie di sicurezza rastrellavano, razziavano ed uccidevano quanti ritrovati nei pressi dei punti che venivano preordinati e preparati per l’organizzazione della L. di S. (linea di Sicurezza) sul Fiume; dal paese venivano continue notizie di razzie, di sopraffazione e di uccisioni (dall’9 sett. al 18 ott. vi furono 58 morti uccisi e più di 17 soldati ignoti sbandati che quella popolazione curava e nascondeva) – Dominava il Terrore – ed il mattino del 7 ottobre, quando s’era verificato il triste fatto della sua frazione Bellona, si ordinò lo sgombero totale, razziando più di 105 uomini, tra i quali era mio fratello maggiore, portato poi nel Cassinate d’onde solo due mesi dopo riuscì, ferito alla gamba destra, a fuggire; e il paese veniva minato in tutti i crocevia e messo a ferro e fuoco (vdr. Raff. CC. di Napoli accluso al testo “IL NOSTRO VOLTURNO”.

3) I giovanissimi, specie quelli delle classi 1928-29 e 30, si dettero da fare nel compiere azioni di resistenza passiva ed attiva:

- il primo esempio di resistenza passiva fu quello di Masseria LEPORE ove, il giorno 14 settembre, a seguito di un rapporto di quella “pattuglia germanica” che aveva intercettato il nostro “raid”, i Tedeschi invasero tale masseria, trovando nel pollaio armi e munizioni nascoste; allora vi rinchiusero i cinque cittadini (3 vitulatini e 2 capuani) e li massacrarono facendo, poi, saltare il pollaio (vdr. Raff. Dei CC. di S.Maria C.V., accluso al testo).

4) Mentre la ferocia delle squadre (SS) del 16° Batt. Esplorante dilagava lungo la fascia, ampia dai 3 al 5 Km, a partire dalla riva nord del Fiume, e diveniva sempre più intensa e feroce, quell’unità della H. Goering s’era mossa dal vicino uliveto di Miceli – Tutuni; per accorrere a sud del Volturno nel tentativo di “dar man forte” (dal 13 e 14 Settembre) alle due Divisioni Panzer Germaniche che a Persano e ad Altavilla sull’area (t.da sb.) di Salerno tentarono, inutilmente, di “buttare a mare” il 6° Corpo Americano (3ª e 45ª DD.VV. U.S.) e rientrava compiendo, con i suoi genieri sia la distruzione degli impianti portuali di Napoli, sia azione di protezione delleUnità germaniche che, lentamente ripiegavano.

Ed a Vitulazio, nel clima di terrore che incombeva, mentre i germanici approntavano con eccellente capacità la L. di S. e la Zo. Di Si, a ridosso del Volturno il 21 Sett., dopo quello su Capua, Vitulazio subiva il più severo (il terzo) dei bombardamenti aerei, con altri morti e feriti, ed ulteriori distruzioni, poiché le F.A. alleate ritenevano che quella fosse la “linea di interdizione” rispetto a Salerno e che nell’abitato e Vitulazio vi fosse un Comando Germanico e nelle sue campagne come effettivamente era, unità in corso di preparazione della difesa.

In quel clima di terrore e di “caccia all’uomo” e di reazione al nemico germanico, mercoledì 13 ottobre, la resistenza di Vitulazio registrava uno dei più fulgidi esempi di rivolta ai Tedeschi, quello del mio compagno di classe, delle scuole elementari e di banco, Gaetano Di Maio, esempio che avevo descritto a pg. 38 e 39 del “libercolo”“Villa Volturno” (la battaglia), scritto, con tutta l’anima e tanta amarezza, ma mai rivisitato – e che tu hai avuto uno in copia – Oserei affermare che Gaetano era ed è più meritevole di ricompensa di quanta data all’eroe V. Brigadiere D’Acquisto, poiché il ragazzo (che aveva il padre prigioniero in A.O.) non era un militare, né aveva prestato a chicchessia “solenne giuramento”!

E poi trascrivo quanto scriveva Giovanale (1,74):

“Probitas Laudatur et Alget” (l’Onestà è lodata ma trema dal freddo), che in termini correnti vuol dire:

“Se si vuol diventare qualcuno, bisogna compiere azioni degne del carcere”.

Allora, rientrando quell’unità corazzata della H. G. germanica venne a rischiararsi, mascherandosi, seminterrando i carri, e mimetizzandosi, nuovamente nell’uliveto Tutuni, 50 mt a nord di Mass. Miceli ove avvenne la cattura di mio, avanzato in età, padre e di due altri anziani che con le loro famiglie (40 persone, molti bambini ed alcune donne) servivano a dar maggiore copertura “al Tener nascosti quei quattro sbandati”; inoltre, per sottrarre tali civili ai bombardamenti aerei che si susseguirono.

Mentre ero su di un robusto albero di fichi a raccogliere quel poco che dovevo racimolare per “darlo in sussistenza” ai “quattro fantasmi nascosti e sotterrati nel fondo del pozzo” avvenne quello che, con estremo coraggio feci, presentandomi, indossando solo un pantaloncino, al comandante di quel reparto e chiedendogli di rilasciare i tre, anziani ed ammalati, messi a scavare i seminterrati per i carri, adducendo una verità (quella di Taurinella) che tu hai letto in quel libercolo, e facendo ricorso al richiamo dall’”Onor militare” di soldati e non di SS., poiché stava per morire una bambina. Sai quanto poi avvenne. Ma così essi seppero che gli sfollati erano tutti, donne, bambini e vecchi e non vi fu ulteriore loro visita alla Massariella.

5) Attorno al 6 ottobre (gli alleati, avevano impiegato poco più di 4 settimane, per arrivare “dolcemente” a Napoli, impiegarono poi altra settimana per attestarsi sulla riva sud del Volturno), e come se non fosse stato abbastanza quanto qui s’era già sopportato, si era ormai sulla linea del fuoco (vds l’OVERLAY di come si andavano schierando le tre Div. Germaniche, con al loro centro la H. Georing).

Noi giovani, ogni due o tre giorni, c’incontravamo (non v’erano Brigate di Partigiani) ed eravamo noi a pensare e a provvedere su quanto si dovesse fare. S’era al “dunque”.

 

  • La sera del 6 ottobre avveniva l’accadimento dell’uccisione di un tedesco e di un altro ferito nella Frazione; la mattina del 7 ottobre (vds. ordinanza diramata) l’abitato del Comune (e delle campagne) fu fatto evacuare sotto la minaccia delle armi, col rastrellamento di numerose persone (maschi), e l’11 ottobre avveniva l’eroico fatto di Gaetano DI MAIO, di cui al prec. n. 4. Il paese fu sventrato, minato e dato al fuoco. Sul resto vds. Rapp. CC. di Napoli. Anche da Mass. Miceli gli sfollati, lungo vie nascoste (cupe), ripararono a Casigliano a Pastorano, mentre io rimanevo nascosto, a guardia e salvaguardia, dei 4 soldati italiani, ancora con il rischio persistente sulla mia stessa incolumità, e vi rimasero fino al 16 ottobre. Dopo veniva il combattimento del 17 ottobre e la militanza (Mascotte del 753° Batt. Cor. Americano) come appresso descritto.

 

  • L’attraversamento del Volturno, completamente esondato e ben difeso dalle unità germaniche, richiese diverse giornate di tentativi, poiché nel settore a valle del 10° C. d’A. non era possibile alcuna azione per lo straripamento dello stesso; lì iniziava una poderosa, preparata e profonda posizione difensiva, che prevedeva atti difensivi e successivi molto duri, per cui l’attraversamento del Volturno poteva trasformarsi in “un grave insuccesso”. Eroica fu la 3ª Div. Fr. U.S.. Clark dovette, ad esempio spostare ad Est il settore di competenza della 56ª Div. Britannica e fu la 3ª Div. di Fanteria (U.S.) a progettare ed eseguire l’attraversamento, a Nord Est di Capua, praticamente nel territorio che investiva Villa Volturno, mentre affiancato alla sua destra era la 34ª Div. Ft. Americana che attaccava più a nord, nella grande ansa del Volturno fino alla confluenza del Calore nello stesso. E dal 6 ottobre si operò, combattendo, esplorando, e pianificando, e ci vollero più di sette giornate per realizzare una prima “testa di ponte” sulla riva nord e solo verso il 19 ottobre la 5ª Armata poteva ritenere d’avere superato interamente l’ostacolo, sia nel settore Americano che Britannico. In questa fase, quando le unità Britanniche sul mattino del 17 ottobre entravano in Vitulazio, la campana della Chiesa Madre incominciò a suonare e fu il segno e l’annuncio che gli alleati erano nel paese. Tale scampanio serviva anche a farlo sentire alle famiglie sfollate, quando il fragore della battaglia lo avesse consentito. Nel pomeriggio, seguendo e affiancandosi con la pattuglia d’avanguardia, una squadra di noi giovani, quattordicenni e poco più, tirando fuori quanto era stato nascosto, procedette con la stessa lungo l’intercomunale Vitulazio-Casigliano, verso il Nord ove erano state indotte a sfollare tutte le famiglie. In contrada Tutuni vi fu l’agguato e lo scontro ove, in pieno combattimento, morirono “due soldati britannici e diversi furono feriti” (vds. IL NOSTRO VOLTURNO): Dei nostri Martone Giuseppe era stato, come Gaetano, mio compagno di scuola; Francesco Scialdone che con me frequentava già le scuole superiori a Capua, veniva ferito; Scialdone Guelfo più anziano di noi precedeva la Pattuglia, da esploratore, mentre Ciccarelli Gaetano e Di Lillo Pietro si muovevano fiancheggiando la formazione, ma lungo la base di M.te Tutuni in terreno sopraelevato. Dopo quello scontro (Skillfull) il movimento si fermò e riprese, più tardi il giorno seguente, quando l’azione di una compagnia di mortai costrinse il “Nucleo ritardatore germanico” ad abbandonare la posizione. La mia incolumità fu dovuta ai suggerimenti ed insegnamenti che i soldati salvati mi dettero, consigliandomi di nonprocedere intruppato, ma sui fianchi della strada, e fuori la stessa e proprio lungo il terreno degli ulivi, rischiando, però, anche di saltare su qualche mina. Tuttavia i 4 militari Italiani erano ormai in terreno libero e con abbracci, saluti e ringraziamenti presero la via delle loro case solo il giorno dopo. Noi incominciavamo a leccarci le ferite ed a camminare sulle case diroccate, minate e distrutte.
  • A questo punto avendo, per sommi capi e senza enfatizzare, riferito su quanto avvenne (trascurando i dettagli) dell’invasione a Salerno fino all’occupazione di una fascia di territorio a nord del Volturno (il mio paese che non distava più di 3 Km dal fiume) pur non avendo riportato i dettagli, il clima e le condizioni che possono essere desunti dal Rapporto accluso al Testo e prodotto solo il 12 luglio 1944 dalla Comp. CC. di S. Maria C.V., protocollato e “Classificato”, poi declassificato dal C.do V Armata (vds. Doc. n. 1)

 

Qui riporto brevemente il dopo, quando la V Armata avendo ristabiliti gli iniziali settori, il mio territorio venne a ricadere sotto il controllo del 6° C. d’A. americano.

Quell’uliveto, servito sia alla Pasubio che alle unità corezzate della H. Goering, aveva una conformazione rettangolare ed un’ampiezza pari a 500x300 mt, con un orientamento nord est – sud ovest ed una folta copertura di alberi d’ulivo, posti a circa 30 mt l’uno dall’altro; e, dalla dimensione dei tronchi, lasciava ragionevolmente supporre che fosse “plurisecolare”, probabilmente ascendente anche ad un’età romana, atteso che là c’era stata la “centuriazione agraria” sotto il dominio di Roma.

La zona, già dallo sbarco di Salerno, veniva sottoposta a frequenti “bombardamenti d’interdizione di quel campo di battaglia”: l’ultimo, il terzo su Vitulazio, era avvenuto proprio sull’abitato il 21 settembre, con ulteriori vittime e danni, poiché gli Alleati avevano rilevato che reparti Tedeschi erano schierati proprio in tale zona. La Masseriella Miceli era a solo 50 mt. dal lato sud di tale uliveto e mio padre vi aveva fatto scavare un profondo ricovero di circa 13 mt., con due uscite: la prima dall’occhio del pozzo, la seconda alla parte opposta della casa; e dopo tale violento “bombing” ci trasferì tutti, in campagna, a circa 700 mt. a sud ovest dal paese.

Pur restando, dunque in zona liberata, l’area continuò ad essere in strettissima zona d’operazioni, con gli alleati che avevano – in linea d’aria, avanzando a furia di spallate non più di 10-15 Km, sul margine della L. “Barbera” – (M.te Massico – Sparanise – Teano etc.).

In quell’appezzamento, come accaduto per la Pasubio e la Goering, considerata la sua idoneità dovuta al buon mascheramento ed al facile collegamento sia con la V. Appia che con il vecchio tracciato della V. Latina, si veniva a schierare anche il 753° Battaglione Carri Sherman che costituì la “riserva di pronto intervento” lungo la direttrice principale che calcava la direzione della SS. CASILINA, proprio a margine del tenimento del Comune di Vitulazio. E ciò succedeva proprio sul finire nel mese d’ottobre.

Da quel momento fino al 12 dicembre, ne fui “la mascotte” della Comp. (A) e facevo l’apprendista quattordicenne, imparando i “fondamenti del vivere da soldato”, ma a modo americano. Non mancarono “ricognizioni armate” dei caccia Tedeschi e, nei primi giorni, frequenti riprese d’artiglieria germanica.

Quando la linea del fronte si spostò sulla Bernard e vi fu il primo attacco alla gola di Montelungo, senza aver raggiunto lo scopo, poiché il caposaldo di testa era quello di M.te Sammucro, ai piedi del quale era il “paese gioiello” di San Pietro Infine, Clark decise di ripianificare l’azione, incaricandone Walker ed esigendo che vi partecipasseuna unità di carri Sherman. Attorno al 12 dicembre, dopo aver fatto la reazione fisica mattutina ed altre poche cose, vidi arrivare il Comandante della V Armata, il quale, svettando con la sua altezza e la sua bustina, radunò al centro del campo la truppa, messa a giro d’orizzonte, e tutto il personale del Battaglione ed io ne potei osservare, a distanza ravvicinata, ma non troppo stretta, cotanta determinata personalità. Il Briefing durò non più di 30 minuti e servì, logicamente, a caricare il personale, in vista d’una missione che, di lì a poco, sarebbe stata eseguita. La mattina del 12 dicembre, come sempre, fui alle 4 del mattino presente alla partenza e chiedevo insistentemente al C.te del 1° Plotone Carri (Staff Seargent Sam Tesoriero) di andare con loro; e ci volle del bello e del buono di costui, che con voce rotta, mi convinceva che non era possibile “Non puoi venire con noi, non sappiamo dove andremo e se torneremo”, diceva Sam (italo-americano), mentre “attendeva all’allestimento per la marcia” del suo 1° Plotone della Comp. (A) e di tutto il Battaglione.

Essi andarono al 2 attacco di San Pietro Infine, quelloche recentemente ho finito di descrivere in un “COROLLARIO”, a quell’azione che fu eseguita dal 15 al 17 dicembre, fin quando il Battaglione della 29ª Div. Germanica ripiegava nottetempo su S. Vittore, in posizione preordinata ed ove iniziava l’ultima linea di resistenza (la Gustav). Ed io avevo già fatto “il piccolo miltare americano” per più di due mesi.

Armando Scialdone

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